La forbice salariale che spacca il settore privato in Lombardia non risparmia la provincia orobica, dove il boom dell'accoglienza fa a pugni con gli stipendi dei lavoratori. Una distanza siderale separa il mondo delle banche e delle assicurazioni, in cima alla classifica con oltre 67.000 euro medi, dall'ultimo gradino occupato da alloggio e ristorazione, dove la retribuzione crolla a circa 13.000 euro lordi all'anno. Una disparità netta, analizzata dal sindacato Uiltucs sui dati Inps, causata dall'altissima incidenza di contratti a tempo determinato e part-time involontario.Il riflesso di questi numeri si fa sentire pesante sul territorio bergamasco, dove le aziende del terziario faticano quasi ovunque a trovare personale. Di fronte a un'inflazione che nel solo turismo ha eroso un decimo del potere d'acquisto, i salari non reggono l'impatto con il costo della vita, spingendo molti giovani a fuggire all'estero. Una situazione ben diversa da quella della manifattura bergamasca, dove i contratti stabili garantiscono una media di oltre 37.000 euro all'anno.A complicare il quadro intervengono il lavoro nero – che deprime anche i salari dell'edilizia, fermi a circa 24.500 euro – e un pesante divario di genere. Le donne in regione guadagnano in media un terzo in meno rispetto agli uomini, con una forbice di circa 10.000 euro dovuta proprio ai contratti a orario ridotto. Per una provincia come Bergamo, che punta sulla valorizzazione del territorio, la sostenibilità dei salari rappresenta la vera sfida per non frenare la crescita economica.Servizio di Paola Abrate
BERGAMO TG
Giovedì 9 Luglio 2026 19:30